STORIELLE ZEN ...
La storia del "Maestro e lo Scorpione”
Un maestro zen vide uno scorpione annegare in uno stagno e decise di trarlo in salvo. Quando lo fece, lo scorpione lo punse. Per l’effetto del dolore, il maestro lasciò l’animale che di nuovo cadde in acqua in procinto di annegare. Il maestro tentò di tirarlo nuovamente fuori dall’acqua e l’animale lo punse nuovamente.
Un giovane discepolo che vide la scena gli si avvicinò e gli disse:
– Scusate, maestro, ma perché continuate? Non capite che ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua, lo scorpione vi punge?
Il maestro gli rispose:
– La natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare.
Allora il maestro rifletté e con l’aiuto di una foglia, tolse lo scorpione dell’acqua e gli salvò la vita, poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò:
– Non cambiare la tua natura se qualcuno ti fa male, prendi solo delle precauzioni. Purtroppo gli uomini sono quasi sempre ingrati del beneficio che gli viene offerto. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene o smettere di abbandonare l’amore che vive in te.
Gli uni perseguono la felicità, gli altri la creano. Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione. Perché la tua coscienza è ciò che sei, mentre la tua reputazione è solo ciò che gli altri pensano di te.
Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere.
---...---
Un giorno due monaci buddisti stavano facendo ritorno al loro monastero, camminando in totale silenzio. Essi praticavano lo stato di testimonianza, osservando i loro pensieri e il mondo in modo distaccato.
Camminarono in silenzio, immersi nella consapevolezza del momento presente, finché non arrivarono al fiume che li separava dalla loro meta.
I due monaci notarono che non c’era il barcaiolo che solitamente li traghettava dall’altra sponda del fiume. Attesero a lungo, con pazienza, ma questi non si fece vivo.
Nel frattempo giunse una giovane donna che analogamente a loro, si mise in attesa del barcaiolo per attraversare il fiume.
Attesero a lungo, tanto che il sole iniziò a calare, incominciando a lasciare posto al nero della notte. I due monaci decisero dunque di attraversare il fiume da sé.
Vedendo però la donna in difficoltà, il monaco più anziano si offrì di aiutarla e la portò sulle spalle mentre attraversava il fiume. Dopo la traversata, la donna lo ringraziò di cuore e i due monaci proseguirono il loro cammino verso il monastero in silenzio.
Giunti nei pressi del monastero, il monaco più giovane ruppe il silenzio:
“Come hai osato fare una cosa del genere? Noi non dovremmo avere nessuna relazione con le donne, figuriamoci poi toccarle e nientemeno portarle sulle spalle! Come hai potuto portarla con te?”
Il monaco che aiutò la donna compassionevolmente rispose al giovane:
“È vero, ho aiutato quella donna ad attraversare il fiume, l’ho caricata sulle mie spalle e poco dopo l’ho fatta discendere e l’ho lasciata libera per la sua strada. Io ho lasciato quella donna tempo fa, sulla sponda del fiume ma tu, mio caro ragazzo, la stai ancora portando con te ora”.
Dopo aver udito queste parole, il giovane monaco comprese.
Il silenzio e pace interiore ritornarono in lui.
MONTE PRA D'ORT - 1070 metri ai piedi di CIMA GRAPPA
La mattina del 2 Giugno 2025, mi sono avventurata per sentieri e mulattiere verso Cima Grappa seguendo il percorso grazie ad una app, sul cellulare, per raggiungere una località che mi ha incuriosito, di cui avevo trovato in rete solo una targhetta di legno che recitava: Monte Prà D'ort, "una" delle tante montagne di Gino e Maria, Con simpatia Gli amici Inizio a seguire la traccia e dopo circa due ore di cammino, con salite impervie, anche attraverso i boschi, arrivo a trovare l'indicazione con una freccia di legno che recita "Monte Pra D'ort - 5 M " quindi tra me e me penso .. finalmente ci sono. Percorro gli ultimi metri e trovo un signore con un legno lungo in mano, lo saluto, come si fa spesso tra coloro che camminano in montagna e gli dico che sto andando a Pra D'ort per vedere un targhetta di legno dedicata a Gino e Maria. Prontamente mi risponde: "Sono io Gino ! E più avanti stesa tra due alberi che dor...
Commenti
Posta un commento